Camilla Barbarito

Studia canto lirico e canto jazz presso le Scuole Civiche di Milano e successivamente approfondisce una propria ricerca nell'ambito del canto popolare ed etnico.

L’impronta più forte nella sua formazione la lascia l’incontro con Serena Sartori e la lezione del teatro di ricerca degli anni ’70.

A 18 anni inizia l’immersione in questo ampio universo, anche fatto di incontro con le culture extra-europee e con le radici della cultura popolare italiana, affiancato da un ascolto famelico e onnivoro di vari generi musicali. L’apprendistato e il percorso formativo si intrecciano con una fitta serie di esperienze da esordiente nell’ambito dello spettacolo dal vivo.

Nel 2009 l'incontro con il Maestro Jovica Jovic (vedi: ‘‘La meravigliosa vita di Jovica Jovic’’ di Moni Ovadia e Marco Rovelli Ediz. Feltrinelli) e l'inizio di un'intensa immersione nel mondo della musica balcanica attraverso moltissimi concerti tra Nord Italia e Svizzera con i Muzikanti di Balval.

Ha cantato anche con Vladimir Denissenkov, Ivana Monti, Lu Colombo, Massimo Miride, Bianca la Jorona Giovannini, Nema Problema Orkestar.

Grazie all'incontro con il bandoneonista argentino Hugo Frencia si è dedicata al repertorio del Tango argentino.

Nel 2010-11 collabora con il Modern Ensemble di Torino (una piccola orchestra) a diversi repertori di musica leggera.

Attualmente lavora come cantante e performer a tempo pieno, vivendo con intensità la scena artistica milanese e incrociando la strada con molti artisti e progetti, tra cui: Ulisse e Camilla, una rivisitazione di reperti sonori raccolti in Italia da Alan Lomax insieme al polistrumentista Ulisse Garnerone; El Sentimiento Popular! ideato assieme al compagno di vita e di musica il chitarrista e arrangiatore Fabio Marconi, progetto che si sviluppa attorno al tema delle sonorità popolari mediterranee e sudamenricane; Mystere de l’Est, una band che propone repertorio balcanico in chiave prog-folk; MetroBrousse, un gruppo meticcio composto con Baba Djarrà e Seydou Daò, due Griot burkinabè (all’interno della società tradizionale sono coloro che trasmettono la cultura attraverso ma musica e il racconto) e con Carla Colombo, Nabil Hamai e Ivan Rosas; Esther Flueckiger, pianista e compositrice di musica contemporanea; Cassandra Casbah, la Dragqueen intellettuale creata da Gianluca Decol; il trombettista Raffaele Kohler; la fisarmonicista Giulia Bertasi; il fisarmonicista Guido Baldoni; Njamy Sitson, cantante camerunense residente in Germania con cui ha un progetto di voci a cappella.

Nel 2013 ha contribuito come cantante alla colonna sonora del videogioco ‘Dream Chamber’.

Nel 2013 una tournee negli Stati Uniti come cantante- attrice presso Italian Film Festival San Diego - World Life Cafè di Philadelphia - Saint Joseph University - Seton Hall New Jersey.

Fa parte come cantante solista dell’Orchestra Dunia in Musica prodotta da Teatro Nohma di Milano.

E’ stata ospite alcune volte della trasmissione Piazza Verdi di Rai Radio Tre, dove si è esibita con mini-live relativi a progetti diversi.


Nell'ambito del teatro contemporaneo si forma con la scuola del Teatro del Sole di Milano e lavora come attrice con diversi registi tra cui Serena Sartori, Beppe Rosso, Henrique Koeng (per una produzione teatrale  nell’ambito dell’Expo della Svizzera nel 2001), Duccio Bellugi del Theatre du Soleil di Parigi.

Fonda la compagnia ‘I vicini di Peppino’, sostenuti dal Teatro Stabile di Torino (selezione nazionale per la XII Biennale dei Giovani Artisti d'Europa, Premio Godot Biennale dell'Assurdo).

Grazie al sostegno del GAI di Torino partecipa come attrice al Festival Theatre de Realitè di Bamako, Mali, Festival Atelier Nomad presso Cotonou, Benin e CCF di Ouagadougou, Burkina Faso, Festival di Teatro ad Essaouira in Marocco.

E' regista di 'Giuditta', 1°Premio Scenario Infanzia 2008 e di 'Pino' finalista Premio Scenario 2009.

Nel 2013 Con il progetto ‘Nina Madù e le Reliquie Commestibili’ fonde teatro e musica in chiave surreale e grottesca e registra ‘Hirundo’, un disco di brani originali cui partecipano 11 musicisti.

Nel 2014 lavora come musicista e performer con il Teatro delle Moire (Songs for Edgar).

Nel 2014 ha affiancato Paolo Rossi nello spettacolo di Roberta Torre ‘Il colore è una variabile dell’infinito’, la storia di Pier Luigi Torre ideatore della Lambretta, prodotto dal CRT di Milano.

Nel 2014 compone e interpreta dei brani musicali partendo da testi di Alessandro Mendini in occasione della consegna del Premio Cauda Pavonis organizzato dall’International Association of Color Consultant/Designers, affiancata dal contrabbassista Davide Tedesco.

Nel 2014 si esibisce con Fabio Marconi presso Nazim Hikmet KulturMerkezi di Istanbul.

Dal 2015 collabora con AGON (http://agonarsmagnetica.it/) al progetto Cosmo come vocal performer, di e con Esther Flueckiger, e con Pietro Pirelli, Massimo Marchi e Luca Mengoni.

Nel 2015 si esibisce all’interno dell’installazione Alma Mater ideata da Yuval Avital in collaborazione con Michelangelo Pistoletto.

Nel 2015 incide per Radio Popolare di Milano la sigla dell’Abbonaggio 2016-17 ‘All you need is Pop’.

Nel 2016 si esibisce al Teatro dell’Elfo di Milano come ‘Sirena da balera’ all’interno di Balerhous, uno spettacolo-performance del Teatro della Contraddizione.

Nel 2016 cura insieme a Fabio Marconi la direzione artistica della rassegna musicale ‘La cura di Dioniso’  sostenuta dalla Fondazione Cariplo con l’associazione Van-Ghè Ambulatorio d’Arte http://www.van-ghe.it/

Partecipa come cantante all’album ‘Trebisonda’ di Aksak Project.

Il 2017 segna l’inizio della entusiasmante collaborazione con gli artisti Ernesto Tomasini, Milena Costanzo, Arianna Scommegna e Maria Carpaneto.




recensioni:


Songs for Edgar. Teatro delle Moire fra le allucinazioni di Poe

GIOVEDÌ 06 NOVEMBRE 2014 10:06 RENZO FRANCABANDERA




Songs for Edgar (photo: danaefestival.com)

Apre con un "concept concert" Danae autunno 2014. E apre a casa delle Moire, “di casa” nella rassegna, con "Songs for Edgar", un’idea che nasce nell’intenzione del gruppo di lavoro dalla volontà di accostarsi all’universo scuro di Edgar Allan Poe, con una sorta di filiazione di precedenti esiti, ma che prova ad esplorare nuove strade e in particolare quella della performance sonico-vocale con immagini.


Il Teatro delle Moire coinvolge così nell’idea performativa Camilla Barbarito, cantante e compositrice sotto lo pseudonimo di Nina Madù, che in trio con Le Reliquie Commestibili anima la scena surreal-dark del naviglio.


Ne scaturisce una sorta di viaggio, prima di tutto sonoro: a partire dai racconti e dalle poesie di Poe, dentro quell’atmosfera fatta di visioni e allucinazioni e di un certo romanticismo, anche grottesco, volge lo sguardo la regia di Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani, che sviluppa l’intreccio in modo che una componente fisico-performativa fronteggi la parte vocale, alternandosi in un continuo rimando di significato/significante.


Il concerto si bipartisce in una parte Arabesque e una Grotesque, nient’affatto celato riferimento alla partizione de "I Racconti del grottesco e dell'arabesco (Tales of the Grotesque and Arabesque)", la celebre silloge di racconti brevi di Poe. Ciascuna sezione si compone di piccoli quadri, o micro-scene, epifanie performativo-sonore non prive di un potenziale evocativo forte, anche se da certi punti di vista ancora in cerca di una stabilizzazione e di un’asciugatura definitiva.


La Barbarito avvia la performance, entrando in scena con un fascinoso vestito baroque noir di pizzi e un cappello che cela lo sguardo al pubblico. Reca una sorta di gabbia per uccelli tagliata nella parte superiore e con le sbarre di lunghezza diseguale. Sarà da questo oggetto che inizierà a trarre suoni con un archetto da violoncello.


Da qui in avanti sarà un seguirsi di invenzioni ardite, grazie a sintetizzatori e altre diavolerie ipertecnologiche con cui la musicista riuscirà a sviluppare un vero e proprio cantico dell’angoscia e della paura, con alcune vette di gran pregio sia dal punto dell’esecuzione che della variazione sul tema (come una cover di "Cuore Matto" che potrebbe far forse riferimento al racconto breve Cuore Rivelatore - che non è però fra quelle di Arabesco/Grottesco di Poe).


La fantasia ornitomorfa in cui prendono vita le visioni cui dà corpo, oltre al duo performativo De Santis/Nicoli Cristiani, la stessa Barbarito, pare rimandare ad allucinazioni in stile Max Ernst; i costumi di scena bellissimi di Elena Rossi_Nikia Lab sono involucri e nascondigli.

Il diavolo nel campanile ha le punte dei piedi rossi ed è una delle visioni più intriganti, oltre alla Doll dal sembiante non rassicurante, e i due bevitori di thè che paiono uscire dalla parentela stretta degli Addams. Li illumina tutti un impianto luci (Adriana Renna) semplice ma evocativo.


Se la parte sonora rimane costantemente ispirata e alta, proponendo davvero una sequenza creativa particolare, la parte fisica e performativa appare nettamente più ispirata nei primi quadri, con le creazioni dei costumi e l’impatto visivo cangiante, mentre la seconda parte perde di incisività e lateralità, chiudendosi in una didascalia finale da cui c’è ampio spazio per rifuggire in un’evoluzione del lavoro che ha margini per essere ancora pensato, evitando magari una separazione scenica così netta fra voce e corpi, e riconducendo ad un pensiero profondamente unitario il tutto, in un afflato meno statico e aperto a soluzioni ulteriori.


SONGS FOR EDGAR

concept e regia Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani

con: Camilla Barbarito, Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani

voce e ambienti sonori: Camilla Barbarito

elaborazione testi e brani: Camilla Barbarito, Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani

costumi: Elena Rossi_Nikia Lab

luci: Adriana Renna

residenza artistica: Olinda

si ringraziano: Andrea Bordoni, Filippo Ceredi, Ulisse Garnerone, Fabio Marconi, Emanuele Sonzini

produzione: Teatro delle Moire Con il sostegno di Progetto Next/Regione Lombardia


durata: 55'

applausi del pubblico: 1' 50''


Visto a Milano, Teatro delle Moire, il ottobre 2014

Prima assoluta



 





da ‘L’Internazionale’:
















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da ‘Corriere della Sera’:


da ‘Amadeus on line’:

da ‘L’Arena’ di Verona:


Ancora aria di Torino al Camploy. La rassegna Voci e silenzi organizzata dall’Assessorato alla cultura delle Differenze e Pari Opportunità sembra aver stretto una sorta di lungo gemellaggio con la città della Mole. Dal Piemonte (dopo Beppe Rosso e Laura Curino) viene anche Poppy che ha inaugurato proprio il Festival di Torino Contemporanea. Intanto, prima di ritornare al teatrino Caos, il pubblico veronese (non molto purtroppo) si gusta questo breve spettacolo realizzato dalle scatenate Camilla Barbarito (scuola Shiraba Denou in rassegna lo scorso anno) e da Chiara Vallini.

Le due lavorano con il corpo attorno al tema della comunicazione, leggerezza e distacco per entrare e uscire dalle difficoltà di parlare, di presentarsi in società, di essere accettati.

Non ci sono parole in scena ma solo l’accompagnamento del bassotuba di Gabriele Dresdo.

La parola è un verso, quel poppy che dà il titolo dello spettacolo e riassume la vanità della parola se a riempirla è solo suono, ritmo e tono.

Le due scrivono un racconto per quadri non narrativi. Il linguaggio è in bilico tra il tragico e il grottesco, un po’ caricato e un po’ clownesco. In scena due poltrone, due pulsanti per azionare due campanelli da musichiere. Le due attrici ripetono gesti convulsi, danze da ritmi scardinati, movenze meccaniche mettendo a nudo il vero motore della comunicazione: farsi amare.

Essere al centro dell’attenzione, essere protagonisti diventa un continuo cadere, un continuo cercare dignità ed equilibrio tra l’immagine che la società vuole da noi e l’interiorità. Le due così scivolano sulle poltrone, imitano passi marziali o mielosi adii. Scarpe con tacchi a spillo, abiti neri per una buffa parata di se stesse.

Nell’affannarsi dei gesti, dei movimenti, negli spasmi robotici alimentano la menzogna della comunicazione, mettendo il dito nella piaga della finzione che ci portiamo addosso.

Uno svelamento di impotenza che non è però dramma ma anzi ridicolo equilibrio: più si cade e più si vuol ricadere, più si urla e più si vuol urlare, più si è anonimi più si vuol apparire.


Simone Azzoni



Motivazioni 1°Premio Scenario Infanzia:


Giuria presieduta da Madalena Victorino del Centro Belem di Lisbona

Quello che ha colpito il cuore della giuria è stato trovarsi di fronte a un essere che ancora non è un essere, di fronte a uno spettacolo che ancora non è uno spettacolo, ma alla presenza di elementi che possono condurre a un lavoro capace di sorprenderci per l'universo originale che presenta: una fonte che è sonora e che porta un tempo e uno spazio dove un corpo con il nome di un archetipo nasce, cerca e infiltra in noi tantissime domande e sensazioni. Dove stiamo? Con chi stiamo? Che cosa sentiamo? Dove andiamo? Il corpo parla senza parlare, il pubblico si azzittisce senza saperlo. E' lo spazio di un piccolo enigma creato dai due artisti.